Santa Maria Goretti, la giovane martire

Maria Goretti

 

Maria Goretti è una santa che, per sottrarsi ad un tentativo di stupro, venne uccisa. Canonizzata da papa Pio XII nel 1950, ancora oggi è una figura molto attuale, tant’è che è stata ricordata in uno dei Messaggi della Madonna di Medjugorje: “Leggete la vita di Santa Maria Goretti. Pregate con lei il Signore perchè vi ottenga le sue virtù”. (6 luglio 1984)

Maria Goretti: la vita

Nata a Corinaldo, nelle Marche, il 16 ottobre 1890, Maria Teresa Goretti, conosciuta da tutti come Marietta, trascorse i suoi primi 11 anni di vita nei campi, aiutando i suoi genitori, entrambi coltivatori diretti, e i suoi 5 fratelli. Fin da bambina, come tutti i suoi coetanei, venne sottoposta ai lavori forzati, che le causarono un problema di crescita: oltre ad essere molto bassa di statura (alla sua morte, a quasi 12 anni, era alta 1.38 m), era visibilmente sottopeso e presentava alcuni sintomi di malaria.

Denutrizione e analfabetismo erano all’ordine del giorno, ma nonostante questo Maria crebbe con una fede in Gesù molto solida, e trascorreva molto del suo poco tempo libero a pregare. All’età di 11 anni, prima di fare la Prima Comunione, maturò il proposito di morire piuttosto che commettere dei peccati.

Spostandosi prima a Paliano, poi alle Ferriere di Conca, nei pressi dell’attuale Latina, i Goretti erano sempre in compagnia di un’altra famiglia, i Serenelli, con i quali avevano instaurato una profonda amicizia. Amicizia che andò logorandosi nel 1902, quando Alessandro Serenelli, il secondogenito di 18 anni, iniziò ad approcciare sessualmente Maria, appena undicenne. Quel sentimento di affetto, pian piano si trasformò in amore, per poi sfociare in qualcosa di terribile, malato e sbagliato: l’ossessione.

Maria GorettiIn seguito all’ennesimo rifiuto da parte della bambina, infatti, il 5 luglio, con la scusa di farsi cucire dei vestiti, il ragazzo l’attirò a casa sua e tentò di violentarla. Lei iniziò a gridare e provò più volte a difendersi,e questo fece infuriare ancora di più il giovane, che, accecato di rabbia, la ferì mortalmente con un punteruolo.

Maria Goretti: l’agonia, la morte e il perdono

Maria Goretti non aveva paura di morire, non le importa, e il suo ultimo pensiero non fu: “Non violentarmi” o “non uccidermi”, come ci aspetterebbe da una qualsiasi ragazzina di fronte al suo aguzzino, ma: “Non farlo, è peccato!”. Le dispiaceva che l’amico Alessandro stava per commettere un atto che agli occhi di Dio era scorretto. Stava per infrangere uno dei Comandamenti, e lei, di un’immensa bontà, voleva in qualche modo far capire a Serenelli che stava sbagliando. Non ci riuscì, purtroppo, e pagò con la sua stessa vita.

Ricoverata d’urgenza all’ospedale Orsenigo di Nettuno, venne sottoposta ad un intervento chirurgico, che però si rivelò inutile. Pochi minuti prima di morire per una setticemia il giorno successivo, il 6 luglio, Maria Goretti, rivolgendosi al suo assassino, pronunciò una frase che racchiude la sua immensa fede profonda: “Sì, per amore di Gesù gli perdono, e voglio che venga con me in Paradiso” .

Piuttosto che perdere la sua illibatezza, la piccola Marietta preferì farsi uccidere, perché la purezza del suo cuore doveva rimanere consacrata a Gesù. Non ebbe paura di sacrificare la propria esistenza invece di piegarsi alla violenza del peccato, e sapeva che il dolore inferto dalle 14 coltellate ricevute si sarebbe trasformato in amore vero nel Regno dei Cieli. Senza il dono della Fede, perdonare il proprio carnefice è semplicemente un atto incomprensibile ed inaccettabile, ma per la giovane era l’unica cosa giusta da fare prima di lasciare il mondo terreno.

I funerali si tennero l’8 luglio nella cappella dell’ospedale, e il corpo venne sepolto nel cimitero comunale di Nettuno.

Maria Goretti: il processo e la condanna a Alessandro Serenelli

Maria Teresa GorettiSerenelli, durante il processo, confermò quanto dichiarato ai carabinieri nel momento dell’arresto, confessando che aveva architettato di uccidere Maria Goretti nel caso in cui lei gli avesse opposto resistenza. Ma non solo: sembra infatti che l’omicidio fosse un’ottima scusa per evadere dalla vita squallida dei campi, perché la prigione, nonostante tutto, sarebbe stata un posto decisamente migliore.

Molte le teorie sul motivo di questo gesto crudele: si parlò di infermità mentale, visto anche la famiglia da cui proveniva il ragazzo (il padre alcolista fu per lui un pessimo esempio da imitare), mentre altri ipotizzarono che, mentre stava per compiere lo stupro, Alessandro si rese invece conto di essere impotente e di non poter quindi riuscire a portare a termine il gesto. Per questo, per vergogna e per la paura di essere deriso, uccise la vittima.

Alessandro Serenelli venne condannato a 30 anni di carcere, durante i quali si pentì del suo gesto brutale e, in seguito ad un sogno in cui gli apparve Maria che gli offriva dei gigli che si trasformarono in fiammelle, si convertì. L’uomo, dopo aver ricevuto uno sconto della pena di 3 anni, nel 1929 riuscì a trovare il coraggio di chiedere scusa alla madre della ragazza. Dopodiché trascorse la sua vita lavorando come portinaio e giardiniere nel convento dei Cappuccini a Macerata, dove morì il 6 maggio 1970, all’età di 88 anni.

Maria Goretti: la canonizzazione

La canonizzazione avvenne per mano di papa Pio XII, il 24 giugno 1950, durante una celebrazione in cui era presente anche la madre della bambina. Momento storico, questo, perché per la prima volta nella storia della chiesa, la cerimonia si svolse all’aperto, in Piazza San Pietro.

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Krizia Ribotta Giraudo

Giornalista, blogger e autrice con la passione per il cinema, la lettura e i viaggi. Pubblica articoli dal 2010, da quando ha iniziato a scrivere per giornali e blog italiani e americani, con cui continua a collaborare. Autrice di un libro per il sociale, sta per esordire come travel blogger con il suo primo ebook dedicato interamente a consigli, recensioni e confidenze sui viaggi.

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