San Giovanni Bosco, apostolo dei giovani

San Giovanni Bosco

 

Fu figlio degli umili contadini astigiani Francesco Bosco e Margherita Occhiena uno degli operai del Signore più conosciuto e amato di sempre e fu presto orfano di padre, alla tenera età di tre anni. San Giovanni Bosco, più comunemente conosciuto con il semplice appellativo di “Don Bosco” conobbe presto le difficoltà della vita: “Mamma Margherita” dovette dedicarsi al duro lavoro dei campi per poter dare sostentamento ai suoi tre figli e aiutare la nonna malata e inferma.

L’intelligenza del giovane Giovanni Bosco e la sua sete di sapere furono le armi che gli permisero di combattere i primi grandi ostacoli della vita, tanto da condurlo a terminare gli studi (impresa non facile all’epoca, soprattutto per un giovane in precarie condizioni economiche) e a entrare in seminario. San Giovanni Bosco divenne sacerdote alla giovane età di ventisei anni e da quel momento ebbe inizio la sua opera apostolica.

San Giovanni Bosco: il sogno profetico

In realtà il giovane Giovanni Bosco scoprì presto la sua vocazione. A soli nove anni, infatti, ebbe il primo dei sogni profetici (o “visioni” come egli stesso preferiva definirli) che gli avrebbero fatto visita per tutta la vita e che gli indicarono con precisione quale doveva essere il suo mandato sulla Terra.

In quel sogno, Giovanni si trovava insieme ad altri ragazzi in un cortile vicino casa sua e alcuni di questi coetanei bestemmiavano il nome del Signore. All’improvviso apparve “un uomo maestoso, vestito nobilmente” ricoperto da un manto bianco e con il viso tanto luminoso da non poter essere fissato che intimò a Giovanni di mettersi a capo dei ragazzi e di persuaderli affinché smettessero di insultare il nome di Dio. “Non con le percosse ma con la mansuetudine e la carità”,  precisò l’uomo maestoso.

Dopo aver chiesto spiegazioni alla misteriosa figura, San Giovanni Bosco vide apparire anche “una donna maestosa, vestita di un manto che risplendeva da tutte le parti, come se in ogni punto ci fosse una stella luminosissima”. Il giovane era ancor più confuso di prima. In quel momento i ragazzi scomparvero e al loro posto fecero capolino tantissimi animali: capre, cani, gatti, orsi e molto altri animali feroci che presto si trasformarono in mansueti agnelli. La figura di donna, evidentemente la Vergine Maria, asserì che Giovanni, con il suo duro lavoro, avrebbe dovuto fare la stessa cosa con le persone lontane dal Signore.

Il metodo di San Giovanni Bosco: il “sistema preventivo” e la religiositá autentica

San Giovanni Bosco- fotoIl giovane Don Bosco divenne presto punto di riferimento per giovani emarginati, spesso provenienti dalle carceri giovanili che versavano allora in condizioni disperate e che si affidavano a lui nella speranza di una rieducazione. Il sacerdote organizzò così alcuni oratori per raccogliere queste persone in cerca di speranza e le educò con il metodo che egli stesso chiamava “sistema preventivo” che non punisce i trasgressori delle regole (come invece è solito fare chi utilizza il “sistema repressivo”) bensì, tramite educatori amorevoli, offre consigli e serve da guida. Il tutto deve avere necessariamente come basamento la religione, la ragione e l’amorevolezza, senza alcuna punizione.

Per quanto concerne l’aspetto della ragione, Don Bosco la esalta e la mette al centro dell’educazione delle persone. È un atto di fiducia nelle capacità chi, solitamente, fatica a ottenerla perché, ad esempio, ha un passato burrascoso. La religione, invece, orienta il comportamento dell’uomo in direzione dell’amore verso se stessi e del prossimo. L’amorevolezza, infine, significa amare incondizionatamente, essere amati ma soprattutto educare ad amare la propria persona.

Questi sono i tre capisaldi del “sistema preventivo” di Don Bosco.

La famiglia salesiana di San Giovanni Bosco e le Figlie di Maria Ausiliatrice

Durante il suo sacerdozio, Don Bosco diede vita a diversi oratori e alcune congregazioni, la più importante delle quali fu sicuramente la Società Salesiana fondata nel 1859 ma approvata dalla Santa Sede soltanto quindici anni più tardi, nel 1874. Inizialmente si trattava di un semplice rifugio in locali messi a disposizione dalla marchesa di Barolo ma ben presto divenne un punto di riferimento per giovani donne in pericolo e luogo di assistenza per i senzatetto.

Così, per giovani che si rivolgevano a lui, Don Bosco faceva il possibile per garantire loro una buona formazione professionale: costruì laboratori per formare giovani apprendisti, istituì una scuola serale e un ginnasio ed eresse addirittura una tipografia.

Alcuni anni dopo, più precisamente nel 1968, diede vita anche alla sezione femminile della congregazione, la Figlie di Maria Ausiliatrice, ampliando ancora di più quella che sarebbe stata presto definita la “Famiglia Salesiana”.

Le missioni in Argentina di San Giovanni Bosco

Basilica di Maria Ausiliatrice, TorinoDon Bosco non limitò certo la sua opera al territorio astigiano, tantomeno a quello nazionale. Il sacerdote fu tanto ambizioso da voler allargare i confini del proprio metodo ed estenderli addirittura oltreoceano, intraprendendo diverse missioni in Argentina, terra d’importante emigrazione italiana di quel secolo. Fu così che i missionari di Don Bosco fondarono a Buenos Aires una parrocchia per emigrati italiani, una scuola di arti e mestieri e diverse opere della missione che penetrarono persino la Patagonia. Con la terza spedizione di missionari, nel 1877, giunsero per la prima volta anche le Figlie di Maria Ausiliatrice.

Don Bosco morì di logoramento e stanchezza a Torino all’età di settantatré anni; le su spoglie riposano in una cappella del Santuario di Maria Ausiliatrice.

Il primo aprile del 1934, durante la Santa Messa del giorno di Pasqua, Papa Pio XI lo proclamò Santo.

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Sara Grossi

Geografa di formazione, accompampagnatrice turistica per professione e viaggiatrice per passione, amo scoprire luoghi fuori dal comune e respirarne l'essenza. Novella blogger, vorrei comunicare le mie scoperte a chi abbia voglia di condividerle con me. Amo follemente la montagna, luogo in cui in cui mi rifugio a riflettere e talvolta scrivere, la letteratura di viaggio, la storia medievale, il buon cibo e le isole greche su cui vivo diversi mesi all'anno. Cosa mi spaventa? La noia. Mi terrorizza rimanere ferma nello stesso punto, non solo geograficamente parlando!

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