Santa Rita da Cascia, la Santa che profuma d’amore

Santa Rita da Cascia

 

Santa Rita da Cascia è la monaca agostiniana conosciuta come la Santa della Rosa, per via di uno dei simboli che la caratterizzano.

A causa di mancanza di fonti attendibili, gran parte della sua vita non è ben chiara, così come la data della sua nascita e quella della morte: nata a Roccaporena, in provincia di Perugia nel 1371, o nel 1381, Margherita Lotti (questo il suo nome all’anagrafe) morì il 22 maggio a metà del 1400, o nel 1447 o 1457, in base alle fonti che si prendono in considerazione. L’unica certezza è che trascorse 40 anni della sua vita in monastero.

Santa Rita da Cascia: il miracolo delle api bianche

La figura di Santa Rita da Cascia è legata al famoso miracolo delle api, secondo la quale, mentre i genitori stavano lavorando, la piccola, di appena 5 giorni, era dentro una cesta sotto un albero. Un contadino che si era ferito alla mano, mentre stava andando a farsi medicare, passò lì davanti e notò cinque api che giravano attorno alla bambina, entrando e uscendo dalla sua bocca. Non la stavano pungendo, ma stavano depositano del miele. L’uomo le allontanò con la mano insanguinata, che guarì immediatamente.

Santa Rita da Cascia: il matrimonio e i figli

I suoi genitori, già avanti negli anni, fin dalla adolescenza, spinsero la figlia a sposarsi, senza dare troppa importanza alla sua profonda devozione a San Giovanni Battista, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino. A 13 anni la promisero in sposa a tale Paolo di Ferdinando di Mancino (o Mancini), un ghibellino irruente dal carattere molto orgoglioso che lavorava come ufficiale. Dopo 3 anni, i due si unirono in matrimonio.

Il carattere mite e tranquillo di Rita (com’era chiamata da tutti) spinsero l’uomo ad abbandonare le armi e a dedicarsi al lavoro agricolo, riuscendo anche a smussare il suo spirito violento. Da quella unione nacquero due figli, probabilmente gemelli, Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Dopo circa 18-20 anni di matrimonio, il marito venne ucciso in un’imboscata mentre stava tornando a casa. Lei non provò odio per gli assassini, anzi, pregò molto affinché ai figli passasse di mente l’idea di farsi giustizia da soli. Confessò a Dio che avrebbe preferito vederli morti piuttosto che saperli aguzzini.

Di lì a poco, a breve distanza uno dall’altro, entrambi i ragazzi morirono per malattia tra il 1401 e il 1403.

Santa Rita da Cascia: la scelta monastica

Santa Rita da Cascia da CasciaCompletamente sola e abbandonata dagli suoceri, Santa Rita da Cascia, che aveva 36 anni, decise di entrare nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena per prendere i voti. Per ben 3 volte le venne rifiutato il noviziato, per ragioni non del tutto chiare. Pare che il fatto che i parenti del marito volessero vendetta fosse un ostacolo per la sua presenza in mezzo alle monache. Ancora una volta, con tanta fede e costanza, Rita riuscì a convincere i Mancini a mettere da parte l’odio e la vendetta. Così, intorno al 1407, finalmente, riuscì a dedicarsi pienamente alla vita monastica.

Secondo quanto scritto nella biografia di Cavallucci, durante la notte, Rita venne portata in volo dai suoi tre santi protettori dallo “scoglio” di Roccaporena, l’altura su cui lei andava a pregare, fin dentro le mura del monastero.

La badessa non mancò occasione di mettere a dura prova l’obbendienza e la vocazione della Santa, affidandole anche compiti ingrati. Tra questi, il dover annaffiare un arbusto secco nel chiostro dell’edificio. La costanza e l’amore per Dio fecero sì che quella vite marcia, pian piano, ritornò a dare i suoi frutti.

Tra penitenze, digiuni e preghiere, Santa Rita da Cascia trovò sempre il tempo di visitare gli ammalati e i poveri, offrendo loro, per ben 40 anni, i soccorsi necessari. Questi furono i suoi unici contatti con il mondo esterno: preferiva restare nella sua cella “senza parlare con nessuno se non con Dio”, e sottoponeva il suo corpo a diverse mortificazioni, dal cilicio al dormire per terra.

Santa Rita da Cascia: la stigmate

Nel 1432, durante la sera del Venerdì Santo, mentre stava pregando davanti al crocifisso, in uno slancio d’amore, chiese a Gesù di renderla partecipe di una parte delle Sue sofferenze. Avvenne così il prodigio: una spina della corona di Cristo le si conficcò in fronte. La portò per gli ultimi 15 anni della sua vita, tranne per il breve periodo in cui soggiornò a Roma per la canonizzazione di San Nicola. Tornata a Cascia, la stigmate riapparve, continuando a provocarle un dolore molto forte.

Santa Rita da Cascia: la morte

La stigmate di Santa Rita da CasciaPoco prima di morire, ormai immobilizzata a letto, chiese ad una sua cugina di portarle due fichi e una rosa rossa. Nonostante fosse inverno la donna trovò sia i frutti che il fiore, forse come segno del candore dell’anima di Santa Rita da Cascia. Quella rosa, dai petali così delicati e con il gambo spinoso, divenne immediatamente il simbolo per eccellenza della donna. Dopo tutte le spine che la vita le aveva riservato, lei, con la sua umiltà e il suo credo in Gesù, riuscì a fiorire, garantendosi un posto in Paradiso.

Negli istanti prima di spirare, ebbe la visione di Gesù e della Madonna che la invitavano a salire nel Regno dei Cieli. Una consorella affermò di aver visto la sua anima elevarsi insieme a degli Angeli. Quando morì le campane suonarono da sole, uno sciame di api nere venne avvistato vicino alla vite e per tutto il monastero si diffuse il profumo di rosa. Era il 22 maggio del 1447 o 1457.

Santa Rita da Cascia: la beatificazione e la canonizzazione

Il corpo di Santa Rita da Cascia venne collocato in una “cassa umile”, senza venire inuato, per via della devozione dalla quale venne investito. La salma venne poi spostata nel 1743 in un’urna barocca, e nel 1947 venne spostata nell’attuale teca di vetro all’interno della Basilica di Santa Rita a Cascia. L’abito agostiniano che riveste il corpo, fu una scelta della badessa Maria Teresa Fasce, e venne cucito dalle monache.

Nel 1628, 180 anni dopo la sua morte, Rita venne beatificata da Papa Urbano VII, e canonizzata nel 1900 da Leone XIII, durante il Giubileo.

Ancora oggi si dice che lei, la “Santa della Spina”, la “Santa degli Impossibili” vegli sui suoi resti mortali, che sembrano emanare un continuo profumo di rosa.

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Krizia Ribotta Giraudo

Giornalista, blogger e autrice con la passione per il cinema, la lettura e i viaggi. Pubblica articoli dal 2010, da quando ha iniziato a scrivere per giornali e blog italiani e americani, con cui continua a collaborare. Autrice di un libro per il sociale, sta per esordire come travel blogger con il suo primo ebook dedicato interamente a consigli, recensioni e confidenze sui viaggi.

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